nanna cecio
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Non lo so cosa sia la vendetta, non m’interessa.
E’ già un fallimento quando senti il bisogno d’infliggerla,
è un sentimento da perdenti ed io perdente non sono.
Anche perché non m’interessa vincere,
ma solo compilare i moduli per l’iscrizione.

Sono una persa, una che cerca, una che si ritrova laddove in pochi si riconoscono.

Ti sbagli, non sono buona e nemmeno generosa.

Faccio solo quello che so fare ed io conosco la gente,
so arrivare in fondo alle persone e – maledizione – le capisco.
Conosco le debolezze, i limiti e le eccedenze.

Sarei presuntuosa se volessi cambiarti, lo sono stata.
A volte si cerca di ottenere quello che si sta dando,
ma non necessariamente l’altra persona vuole
o è capace di dare quello che tu le dai.
Magari dà altro e se non è quello che vuoi, allora gira i tacchi e fatti suola.
Ma non nel senso di solella clistiana, ci siamo capiti.

Tutta questa pubblicità di famiglie che bevono cappuccini e cioccolate
gioiosi come i loro cani,
tutti queste coppie che si amano all’unisono col suono del motore incentivato,
tutti questi vecchietti mai soli,
tutti questi sdentati che si rotolano nella neve
con i sorrisi finalmente incollati perbene,
tutti queste cassiere spiritose,
questi salvatori di vasi antichi che volano senza schiantarsi mai,
questi giovani giornalisti che sanno come farsi passare il malditesta,
le amiche del lucano,
i tossici redenti,
i calciatori che fanno plin plin con le suore,

io,

io mi ero confusa, pensavo di sbagliarmi.

E invece già a sei anni avevo capito tutto:
a me questi qua fanno paura.

E poi sono diventata grande, ma solo apparentemente.
Se appoggi l’occhio al mio ombelico
e sbirci dentro vedi una bambina che gioca,
sporca di fango e con gli occhi scarabocchi.

Dentro di me non sarà mai tardi,
sarà per sempre cortile, lucertole e nuvole fra i capelli.

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Nella foto Cecilia che sogna.

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Quello che succede vivendo in un paese che non è il tuo è che capita di sentirsi strani, estraniati e stranieri.
Sono più di otto anni che vivo a Parigi e mi succede sempre così.
Sono in un luogo pubblico, all’aperto, cammino,
leggo le insegne pubblicitarie, ordino un caffé,
ascolto i discorsi della gente e improvvisamente non capisco più.
Non traduco.smurfette
Tutto mi pare o buffo o insopportabile.
All’interno di episodi, di vita normalissima,
dentro a giorni banali che assomigliano ad altri giorni,
dove non c’è niente da segnalare, nulla che alteri l’equilibrio delle abitudini,
ecco che perdo l’orientamento.
Leggo e non capisco, sento e non capisco,
non mi capisco io, non capisco gli altri, non capisco.

Ieri, ad esempio.
Stavo aspettando il 96 e davanti a me c’era un enorme cartello
che diceva: les schtroumpf font le pompes!
Ora bisogna sapere che gli schtroumpf sono i nostri puffi,
qui in Francia si chiamano schtroumpf.
Mentre le pompes sono le flessioni a terra col corpo teso, piegando le braccia.
Ma la lettura di tale cartello è capitata nel bel mezzo
di un mio momento di assenza linguistica.

Ed allora ho visto Puffetta in ginocchio e Gargamella sorridere.

Il resto ve lo risparmio, ma puffavano tutti come matti
e il liquido seminale era blu, lo giuro.

Malgrado me
e la mia messa in scena propiziatoria per un sonno riparatore di falle,
cedimenti e vuoti d’energia,
la Notte mi si è avventata contro e non mi ha risparmiato la sua collera,
la sua furia da Signora dei Sogni e degli Inchiostri

Prologo

Indossando la sua stessa carne per via di un caldo stretto e feroce,
la donna bruna si buttò via sul letto,
orientando la cosa ventosa cinese verso il suo corpo umano.
Il telefono squillò, lei rispose e altrettanto non fece l’interlocutore,
così per sette volte, come le braccia di certi candelieri.
Con la veemenza fulminea della madre
che protegge i suoi cuccioli da improvvisi predatori,
ecco la donna bruna comporre il numero,
domandare spiegazioni di tal comportamento scellerato
e ottenere in cambio una voce che si scusa e si dispera
a causa di un amante in fuga che altri non è
che il marito della donna molestata da squilli e silenzio.
Dopo un breve chiarimento con l’invito a non morire d’amore
ma a cercare un movente più serio e meno demodé,
dopo il suggerimento sensato di non chiamare più nel cuore della notte
poiché anche la notte ha un cuore, la signora bruna si ributtò sul letto.
Il sonno spacciato, l’umore affilato.
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zzzz
Finale senza trama:
Non si prova più nulla quando si è troppo provati.

Morale senza morale:
Mai avere storie altrove se l’altrove è senza controllo.

soundtrack originale:

Viareggio

viareggio

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AndradaDamianovskaia
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Nel giorno in cui Jacko è morto e i bambini riposano in pace,
Parigi vedeva me entrare nella Mini Cooper dell’agente immobiliare Rachid,
sotto un cielo livido di pioggia inevasa.
Qualche volta un estraneo può dare vita a quella pace temporanea
dettata dalla non intimità.
Non ci conosciamo e quindi la nostra conversazione
può raggiungere le alte vette della complicità leggera,
si conforma alla profondità senza rischi
e scivola su parole innocue e calibrate dalla reciproca buona educazione

cosa sto facendo qui?
ho la sensazione d’intraprendere qualcosa di troppo grande,
troppo diverso, troppo definitivo

Le moto che sorpassano sulla destra mi spaventano,
l’obelisco di Place de la Concorde è minaccioso,
la voce del navigatore m’indispone, la fisherman che sto succhiando
come se dovessi farla venire, è diventata aguzza e ora mi taglia la lingua,
io mi sento ridotta a spazzatura compattata, ecco sì,
questa mattina io sono una ecoballa:
sono una bugia biologica, una menzogna senza pesticidi,
sono la non verità pronunciata
nella magnifica incongruenza della presunta innocenza.

I notai ci sono, ci sono sedie da sala riunione dallo schienale fuorinorma,
c’è Rachid che mi sorride perché conosce il mio panico,
ci sono due posaceneri privi di scopo,
una torre incerta di bicchieri di carta e una serie pignola di matite appuntate.

La mia pancia brontola, io taccio.

i colori di questa stanza sono troppo pastello,
i sorrisi dei notai sembrano quelli delle olimpioniche di nuoto sincronizzato,
quanto tempo mi rimane per andarmene? quanto tempo ho per ripensarci?

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Foto di gatta al sicuro di Andrada Damianovskaia

on air:

Mi persi

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Scuola

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Eri lontana, nella curva centrale gauche.
Eppure ti avevo intercettata,
una Sofia birillino con trecce, gonna corta e maglietta bianca.
Quando vi siete alzati tutti, tu, la tua amica tascabile,
il tuo amico italiano che non hai voluto più sposare
perché avrebbe voluto un maschio e scelto lui il nome romano
- se facciamo un figlio lo chiamiamo Marco Aurelio,
Tiberio, Cesare Augusto, Catilina, Bruto o Tertulliano -

la bambina scientifica, il fuoricorso indiano, la parentesi graffa,
l’isolato, il cacciatore d’indulti, la furiosa, il sognator cortese,

io ho sentito un tuffo al cuore.
Ma non un tuffo qualsiasi:
un carpiato mortale con doppio avvitamento e scondinzolo vorticoso.

Fra poco finiscono le Elementari, per te.
A me cominciano le Complesse, ma mi sento preparata.

Da lontano mi hai fatto l’alfabeto muto e mi hai scritto sull’aria che mi vuoi bene.
Anch’io te ne voglio, a perdifiato.

E te l’ho detto.
Perché conoscere l’alfabeto muto è importante.
Una delle tappe fondamentali in questa nostra vita a volte sorda.
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invito

uc
Ricordo due dita di acqua insaponata,
sempre che l’acqua si possa insaponare,
ma la vedo ancora quell’acqua che era nel lavandino.
Aveva quella schiuma povera che produce una saponetta qualsiasi.
Nessuna bolla prestigiosa, solo una spumetta vaga
e quel suono preciso, quasi una cadenza.
Il tonfo piccolo del rasoio che si liberava dagli avanzi di schiuma da barba
e la tua mano incerta, quella mano da vecchia persona,
con la pelle macchiata dal sole e dagli anni che affiorano marroni.
I gesti lenti, incerti e circoscritti e la tua bella faccia da nonno,
coi baffi di una volta e quegli occhi vivi e luminosi.
Veri e disarmati da ogni fiducia, eppure con l’eco della battaglia nel fondo.
La tua.
Contro una malattia allora quasi rara, che ti aveva fermato a poco a poco.
Ti aiutavo a fare la barba, perché se il movimento cessa, le cose continuano.
La barba cresce, il sole sorge, il vento scompiglia, il mare si muove, la testa pensa.
Ricordo Enrico che ti aveva nelle braccia, quasi fossi un bambino.
Mi piacerebbe fare un ultimo bagno in mare.
Quello mi hai detto, il mattino della barba.

E tu all’orizzonte sei diventato un uomo piccino e perso.
Tu, uomo senza motore ti sei aggrappato a lui che ti ha adagiato nell’acqua.
Ricordo la tua nuca pelata, il tuo corpo magro e il tuo sorriso.
C’era una luce rosa e tirrena che rendeva il mare una grande culla,
c’era la tua persona leggera, liberata dal peso di ossa, muscoli e dolore,
c’erano l’impotenza del movimento e la forza del cuore.
C’era tua nipote ragazzina che credeva ai miracoli, ai prodigi, alle magie.
E sai perché ricordo ad alta voce?
Perché voglio testimoniare un’impotenza
che vorrei non sentire più,
vorrei combattere per te quella malattia che ti ha tolto l’andare,
ti ha rallentato, fermato e ucciso.
Le cose continuano, Giulio.
E sono qui anche per questo.

Ieri a Vicenza si è svolta la Giornata Mondiale per la lotta contro la Sclerosi Laterale Amiotrofica.
Mi è stato chiesto un contributo, un brano da recitare,
ed io ho scritto il pezzo qui sopra,
ricordando mio nonno, grandissimo nuotatore e mangiatore di ricci di mare.

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Suicide_by_celticwillow

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Non hai un lavoro? Lo hai perso? Lo stai per perdere?
Non ti preoccupare! Prendi questa nuova avventura come un’opportunità,
segui le parole qui sotto e canta insieme ad
Angelo!

DO SOL
E adesso andate via voglio restare solo
RE- SOL DO
Con la malinconia, e il cuore col suo pelo
DO7 FA
Non chiesi mai l’aumento, perché scegliesti me
RE- SOL
me che fino a ieri credevo fossi assunto
DO
Perdere il lavoro quando si fa sera
LA 7 RE-
quando tra colleghi c’è ancora lì chi spera
SOL DO
Rischi d'impazzire, può scoppiarti il cuore
RE- SOL7 DO SOL SOL7
Perdere il lavoro e non saper come campare
DO
Lasciami gridare, rinnegare il cielo
LA7 RE-
Prendere a sassate Silvio*, Umberto, Mariastella
FA
Li farò cadere ad uno ad uno
DO SOL SOL7
Spezzerò le gambe del Padrino* e ti avrò vicino
DO SOL
Comunque non mi abbatto e cercherò io altrove
RE- SOL DO
chissà che pretendevo, la cassa integrazione
DO7 FA
i soldi per un mutuo
RE- SOL
a un tasso troppo alto
DO
Perdere il lavoro quando c’hai famiglia
LA 7 RE-
Se hai più di quaranta qui nessuno ti si piglia
SOL DO
Provi a ragionare, fai l'indifferente
RE- SOL7 DO SOL SOL7
Fino a che ti accorgi che non sei servito a niente
DO
E vorresti urlare, soffocare il cielo
LA7 RE-
sbattere la testa mille volte contro il muro
FA
Traspirare forte dalle ascelle
DO SOL SOL7
Dire è tutta colpa del potere, ce l'ho nel sedere
DO
Perdere il lavoro, maledetta sera
LA 7 RE-
che raccogli i cocci di una vita immaginaria
FA
pensi che domani è un giorno nuovo
DO SOL SOL7
ma ripeti non me l'aspettavo,non me l'aspettavo

Nel primo trimestre del 2009 nell’Ue sono stati persi 1.916.000 posti di lavoro, di cui 1.220.000 nella zona euro. Lo comunica l’Eurostat.

In termini percentuali, l’occupazione ha subito un calo dello 0,8% sia nell’area euro che nell’Ue-27, il doppio rispetto all’ultimo trimestre del 2008.

Calo dello 0,8% anche in Italia, mentre, tra i principali Paesi di Eurolandia, si registra un -6,4% in Spagna, un -0,7% in Francia e un +0,1% in Germania.

Silvio Berlusconi ci rassicura: non vi lasceremo soli.
Più che una bugia, io ci leggo una minaccia.

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Coerenza

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cecilie
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On air allora:

On air adesso:


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