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Quello che succede vivendo in un paese che non è il tuo è che capita di sentirsi strani, estraniati e stranieri.
Sono più di otto anni che vivo a Parigi e mi succede sempre così.
Sono in un luogo pubblico, all’aperto, cammino,
leggo le insegne pubblicitarie, ordino un caffé,
ascolto i discorsi della gente e improvvisamente non capisco più.
Non traduco.
Tutto mi pare o buffo o insopportabile.
All’interno di episodi, di vita normalissima,
dentro a giorni banali che assomigliano ad altri giorni,
dove non c’è niente da segnalare, nulla che alteri l’equilibrio delle abitudini,
ecco che perdo l’orientamento.
Leggo e non capisco, sento e non capisco,
non mi capisco io, non capisco gli altri, non capisco.
Ieri, ad esempio.
Stavo aspettando il 96 e davanti a me c’era un enorme cartello
che diceva: les schtroumpf font le pompes!
Ora bisogna sapere che gli schtroumpf sono i nostri puffi,
qui in Francia si chiamano schtroumpf.
Mentre le pompes sono le flessioni a terra col corpo teso, piegando le braccia.
Ma la lettura di tale cartello è capitata nel bel mezzo
di un mio momento di assenza linguistica.
Ed allora ho visto Puffetta in ginocchio e Gargamella sorridere.
Il resto ve lo risparmio, ma puffavano tutti come matti
e il liquido seminale era blu, lo giuro.
Malgrado me
e la mia messa in scena propiziatoria per un sonno riparatore di falle,
cedimenti e vuoti d’energia,
la Notte mi si è avventata contro e non mi ha risparmiato la sua collera,
la sua furia da Signora dei Sogni e degli Inchiostri
Prologo
Indossando la sua stessa carne per via di un caldo stretto e feroce,
la donna bruna si buttò via sul letto,
orientando la cosa ventosa cinese verso il suo corpo umano.
Il telefono squillò, lei rispose e altrettanto non fece l’interlocutore,
così per sette volte, come le braccia di certi candelieri.
Con la veemenza fulminea della madre
che protegge i suoi cuccioli da improvvisi predatori,
ecco la donna bruna comporre il numero,
domandare spiegazioni di tal comportamento scellerato
e ottenere in cambio una voce che si scusa e si dispera
a causa di un amante in fuga che altri non è
che il marito della donna molestata da squilli e silenzio.
Dopo un breve chiarimento con l’invito a non morire d’amore
ma a cercare un movente più serio e meno demodé,
dopo il suggerimento sensato di non chiamare più nel cuore della notte
poiché anche la notte ha un cuore, la signora bruna si ributtò sul letto.
Il sonno spacciato, l’umore affilato.
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Finale senza trama:
Non si prova più nulla quando si è troppo provati.
Morale senza morale:
Mai avere storie altrove se l’altrove è senza controllo.
soundtrack originale:
Mi persi
☆
Scuola
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Eri lontana, nella curva centrale gauche.
Eppure ti avevo intercettata,
una Sofia birillino con trecce, gonna corta e maglietta bianca.
Quando vi siete alzati tutti, tu, la tua amica tascabile,
il tuo amico italiano che non hai voluto più sposare
perché avrebbe voluto un maschio e scelto lui il nome romano
- se facciamo un figlio lo chiamiamo Marco Aurelio,
Tiberio, Cesare Augusto, Catilina, Bruto o Tertulliano -
la bambina scientifica, il fuoricorso indiano, la parentesi graffa,
l’isolato, il cacciatore d’indulti, la furiosa, il sognator cortese,
io ho sentito un tuffo al cuore.
Ma non un tuffo qualsiasi:
un carpiato mortale con doppio avvitamento e scondinzolo vorticoso.
Fra poco finiscono le Elementari, per te.
A me cominciano le Complesse, ma mi sento preparata.
Da lontano mi hai fatto l’alfabeto muto e mi hai scritto sull’aria che mi vuoi bene.
Anch’io te ne voglio, a perdifiato.
E te l’ho detto.
Perché conoscere l’alfabeto muto è importante.
Una delle tappe fondamentali in questa nostra vita a volte sorda.
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Ricordo due dita di acqua insaponata,
sempre che l’acqua si possa insaponare,
ma la vedo ancora quell’acqua che era nel lavandino.
Aveva quella schiuma povera che produce una saponetta qualsiasi.
Nessuna bolla prestigiosa, solo una spumetta vaga
e quel suono preciso, quasi una cadenza.
Il tonfo piccolo del rasoio che si liberava dagli avanzi di schiuma da barba
e la tua mano incerta, quella mano da vecchia persona,
con la pelle macchiata dal sole e dagli anni che affiorano marroni.
I gesti lenti, incerti e circoscritti e la tua bella faccia da nonno,
coi baffi di una volta e quegli occhi vivi e luminosi.
Veri e disarmati da ogni fiducia, eppure con l’eco della battaglia nel fondo.
La tua.
Contro una malattia allora quasi rara, che ti aveva fermato a poco a poco.
Ti aiutavo a fare la barba, perché se il movimento cessa, le cose continuano.
La barba cresce, il sole sorge, il vento scompiglia, il mare si muove, la testa pensa.
Ricordo Enrico che ti aveva nelle braccia, quasi fossi un bambino.
Mi piacerebbe fare un ultimo bagno in mare.
Quello mi hai detto, il mattino della barba.
E tu all’orizzonte sei diventato un uomo piccino e perso.
Tu, uomo senza motore ti sei aggrappato a lui che ti ha adagiato nell’acqua.
Ricordo la tua nuca pelata, il tuo corpo magro e il tuo sorriso.
C’era una luce rosa e tirrena che rendeva il mare una grande culla,
c’era la tua persona leggera, liberata dal peso di ossa, muscoli e dolore,
c’erano l’impotenza del movimento e la forza del cuore.
C’era tua nipote ragazzina che credeva ai miracoli, ai prodigi, alle magie.
E sai perché ricordo ad alta voce?
Perché voglio testimoniare un’impotenza
che vorrei non sentire più,
vorrei combattere per te quella malattia che ti ha tolto l’andare,
ti ha rallentato, fermato e ucciso.
Le cose continuano, Giulio.
E sono qui anche per questo.
Ieri a Vicenza si è svolta la Giornata Mondiale per la lotta contro la Sclerosi Laterale Amiotrofica.
Mi è stato chiesto un contributo, un brano da recitare,
ed io ho scritto il pezzo qui sopra,
ricordando mio nonno, grandissimo nuotatore e mangiatore di ricci di mare.
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Non hai un lavoro? Lo hai perso? Lo stai per perdere?
Non ti preoccupare! Prendi questa nuova avventura come un’opportunità,
segui le parole qui sotto e canta insieme ad Angelo!
DO SOL E adesso andate via voglio restare solo RE- SOL DO Con la malinconia, e il cuore col suo pelo DO7 FA Non chiesi mai l’aumento, perché scegliesti me RE- SOL me che fino a ieri credevo fossi assunto DO Perdere il lavoro quando si fa sera LA 7 RE- quando tra colleghi c’è ancora lì chi spera SOL DO Rischi d'impazzire, può scoppiarti il cuore RE- SOL7 DO SOL SOL7 Perdere il lavoro e non saper come campare DO Lasciami gridare, rinnegare il cielo LA7 RE- Prendere a sassate Silvio*, Umberto, Mariastella FA Li farò cadere ad uno ad uno DO SOL SOL7 Spezzerò le gambe del Padrino* e ti avrò vicino DO SOL Comunque non mi abbatto e cercherò io altrove RE- SOL DO
chissà che pretendevo, la cassa integrazione DO7 FA i soldi per un mutuo RE- SOL a un tasso troppo alto DO Perdere il lavoro quando c’hai famiglia LA 7 RE- Se hai più di quaranta qui nessuno ti si piglia SOL DO Provi a ragionare, fai l'indifferente RE- SOL7 DO SOL SOL7 Fino a che ti accorgi che non sei servito a niente DO E vorresti urlare, soffocare il cielo LA7 RE- sbattere la testa mille volte contro il muro FA Traspirare forte dalle ascelle DO SOL SOL7 Dire è tutta colpa del potere, ce l'ho nel sedere DO Perdere il lavoro, maledetta sera LA 7 RE- che raccogli i cocci di una vita immaginaria FA pensi che domani è un giorno nuovo DO SOL SOL7 ma ripeti non me l'aspettavo,non me l'aspettavo
Nel primo trimestre del 2009 nell’Ue sono stati persi 1.916.000 posti di lavoro, di cui 1.220.000 nella zona euro. Lo comunica l’Eurostat.
In termini percentuali, l’occupazione ha subito un calo dello 0,8% sia nell’area euro che nell’Ue-27, il doppio rispetto all’ultimo trimestre del 2008.
Calo dello 0,8% anche in Italia, mentre, tra i principali Paesi di Eurolandia, si registra un -6,4% in Spagna, un -0,7% in Francia e un +0,1% in Germania.
Silvio Berlusconi ci rassicura: non vi lasceremo soli.
Più che una bugia, io ci leggo una minaccia.
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