L’uomo del 27 bis
20 octobre 2006
Sapeva bene che cosa fosse la fatica.
Il sapore degli insulti, il controllo di sé.
Aveva sempre avuto voglia di sperimentare e non si accontentava di sentirselo dire.
Ogni porta senza il nome lo invitava all’ingresso e lui non si faceva annunciare, entrava, scostando piano le tende di velluto rosso sipario. E poi cominciava a guardarsi intorno, socchiudendo gli occhi, perchè anche la penombra lo accecava. Prendeva in mano i libri, le cornici, le candele. Spesso le portava al naso per sentirne l’odore.
Con le dita lunghe poteva corteggiare qualsiasi oggetto si lasciasse fare. Impossibile non incantare lo sguardo sui suoi gesti, perchè lui attraeva per mancanza di volume. C’era, ma era come se non ci fosse. E s’imparava a guardarlo in modo di non sentirne poi la mancanza. La sua vita era stata attraversata da cose che gli avevano fatto ricordare sempre che al dolore si sopravvive solo con l’allenamento. E lui era un uomo allenato. Metteva il corpo dove la testa non glielo diceva e spesso andava dove non pensava di dover andare.
Come se ogni suo passaggio fosse solo una visita.
Ma in ogni luogo, dentro ad ogni stanza, sapeva bene cosa fare.
Era impensabile non accettarlo, lui forse, c’era da sempre e non sarebbe finito mai.






21 octobre 2006 at 9:00
Bellissimo ritratto. Buongiorno, Rapida!
21 octobre 2006 at 9:23
Rapido?
ciao da Laura
23 octobre 2006 at 8:47
Salve Cecilia! Uomini così non si trovano ovunque o per caso. Sono uomini che vengono da lontano. Sono uomini improbabili forse, ma quando esistono sono il frutto di combinazioni mirabili e dolorose.
Salve Cecilia!