La bambina assassina
12 avril 2008
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Nell’agosto del settantasei stavo sotto un albero di fico.
Il mio passatempo era quello di fare spiedini di formica.
Il sistema era semplice:
si prendeva uno dei numerosi aghi di pino caduti sull’erba antistante
la casa di mia nonna Adriana, si sollevavano delicatamente le formiche accorse numerose intorno al fico, una alla volta per carità, e s’infilzava il loro posteriore con perizia,
al fine di non sfondarne il corpicino e render vano il risultato finale.
Ero Bambina Sperimentatrice, fantasiosa, strana e solitaria.
Vagamente entomologa, ma pindaricamente.
Un giorno il contandino, che si chiamava Primo, perché spuntò dal basso ventre di sua madre Ida, prima dei suoi sette, successivi fratelli, mi disse così:
che ti piaciribbe att’é che ti prindissero per lu culo e t’infilzassero cu no spiedo appunta appunta inzieme alle tu sorelle?
A volte non c’è bisogno di spiegazioni, ma d’invito all immedesimazione.
L’ho sempre pensato, non fare agli altri quel che non vorresti fosse fatto a te
è un buon deterrente per la perfidia.
Ma bisogna ricordarselo un attimo prima di procedere all’atto.




