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Nell’agosto del settantasei stavo sotto un albero di fico.
Il mio passatempo era quello di fare spiedini di formica.
Il sistema era semplice:
si prendeva uno dei numerosi aghi di pino caduti sull’erba antistante
la casa di mia nonna Adriana, si sollevavano delicatamente le formiche accorse numerose intorno al fico, una alla volta per carità, e s’infilzava il loro posteriore con perizia,
al fine di non sfondarne il corpicino e render vano il risultato finale.
Ero Bambina Sperimentatrice, fantasiosa, strana e solitaria.
Vagamente entomologa, ma pindaricamente.
Un giorno il contandino, che si chiamava Primo, perché spuntò dal basso ventre di sua madre Ida, prima dei suoi sette, successivi fratelli, mi disse così:
che ti piaciribbe att’é che ti prindissero per lu culo e t’infilzassero cu no spiedo appunta appunta inzieme alle tu sorelle?
A volte non c’è bisogno di spiegazioni, ma d’invito all immedesimazione.
L’ho sempre pensato, non fare agli altri quel che non vorresti fosse fatto a te
è un buon deterrente per la perfidia.
Ma bisogna ricordarselo un attimo prima di procedere all’atto.






☆ at 11:44
t’immagino sotto il fico con cieli azzurri e nuvole bianche e lente sopra di te con la fragranza dell’erba d’agosto intorno…
e il ronzio delle api intorno…
…e PACE
buona vita!
☆ at 12:44
ahia!forse non dovevo quasi infilzare l’ombrello nell’occhio di un mio compagno delle elementari(io, bambina molto molto cattiva ,pericolosa)
☆ at 2:35
nell’agosto del ‘76 ero troppo vecchia….invece nell’agosto del ‘67 facevo annegare le formiche in un bicchiere d’acqua (non si fa per dire), temendo che soffrissero il caldo…
☆ at 3:24
Non so che anno fosse, anche perché è stato un periodo e non un anno. Ma si ricollega a quanto hai scritto. Io non le infilzavo con l’ago di pino. Io le mangiavo. Scoprii questo “piacere” nel terrazzo di mia madre, dove avevo l’abitudine di levare i petali dalle rose e mangiarli. Un giorno, insieme ai petali, mangiai una formica. Quello strano pizzicorio sulla lingua mi piacque… E fu l’inizio.
no, adesso non lo faccio più.
☆ at 4:34
Mmmmm che storiaccia vagamente balcanica. Tutto questo avveniva vicino alla casina degli zoppi?
☆ at 11:30
La formica laboriosa
che fatica e non riposa
al suo cul to tiene tanto
che osannando con un canto
prega ben tutte le sere
il suo Santo Formichiere
che se la prenda in m ano
per portarla poi lontano
stando a quello che si dice
di una bimba impalatrice.
“Non
☆ at 1:25
Bravo Primo!
Io da quando ho fatto un giro in un mattatoio non mangio più carne di nessun tipo.
E ho chiuso anche col pesce che sembra comunque destinato a finire in padella
☆ at 4:42
Volevo ringraziare i miei fedelissimi, fedeli ed infedeli lettori.
I costanti e i saltuari, tutti straordinari.
A me piace leggere i pezzettini della vostra vita, far riaffiorare dettagli che giacevano addormentati da qualche parte, leggere
le vostre parole. Ognuno di noi è speciale ed unico.
C’è chi è ironico, chi amaro, chi mi prende in giro, chi poeteggia con ardore, chi mette la musica, chi tace e chi acconsente.
Chi mangiava rose e formiche.
Grazie a tutti voi e non sarà mai abbastanza.
Cecilia
☆ at 7:17
senti…non vorrei mai essere spiaccicata contro un gigante al quale sto fischiando nelle orecchie…ma io le zanzare che riesco a prendere se mi pizziacno le spiaccico!!!
…del resto si dice anche “non inquietare il cane che dorme”…
detto questo volo via,
zzzzzzz
☆ at 7:39
i bambini sono sperimentatori amorali, non credo che il loro si possa definire sadismo, l’empatia s’impara, una sottile distinzione poco rilevante per le tante lucertole che girano senza coda, un piccolo conforto per noi sulla nostra più intima natura
☆ at 1:41
formiche martiri: io le prendevo e estirpavo loro le tenaglie pensando “cattive! Così non fate del male a nessuno”.
….
quando si dicono punti di vista.
☆ at 2:43
barbie: sei crudele, ecco. Spero almeno che le tue zanzare siano di plastica e fornite nel kit Barbie Camping…
impollinaire: un piccolo conforto, bravo impollinaire, sulla nostra intima natura. Che si sa, è crudele…
Michela: questo è tremendissimo, Miché. Un’amputazione preventiva. Che dolor. Ahi, che dolor…