Mots_2_2XXX
XXX
Ho sollevato un asse del parquet
e sotto c’era un tesoro
era di Monsieur Levreux, il primo proprietario
Non c’erano monete, ma parole


passeggiare, panchina, Marguerite, prole

e un fazzoletto di seta, verde con rombi precisi e forse pari

l’imbarazzo è salito in perlage,
come un miliardo di occhi indiscreti

Ho aspettato il tramonto, tesa,
e quando la luna si è messa di sbieco
dividendo in due la stanza
ho preso scopa e paletta
e le ho raccolte

neve, profumo, soglia

e ancora

iniziali, albero, promessa


ciliegie, lava, riparo, gomiti, ginocchia

Poi ne ho vista una piccola scappare,
perdendo un punto esclamativo.
Quello si è impigliato a un nodo del tappeto.
Ho seguito la sua corsa, sotto il tavolo, la madia,
il lavandino

rotolova lungo il corridoio,
sembrava indiavolata,

una parola piccola e dannata

Sudando, l’ho acchiappata, l’ho stretta nel pugno,
per non farmela scappare.

Il suo cuore minuscolo di vocabolo in fuga batteva fioco.
La perdita dell’esclamazione l’aveva indebolita.
Sarebbe vissuta solo ancora un poco

Ho aperto piano il palmo appiccicato di sudore
e tra il medio e l’anulare, ecco che c’era scritto:

f i n e

(che dolore)