Restaurant_4
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Abdoullay sarà alto un metro e novanta, almeno.
E’ così nero che da lontano il bianco degli occhi risalta con prepotenza.
Sembra che all’interno della sua testa ci sia una luce e che gli occhi siano accesi.
E’ un uomo cortese e la sua terra è il Burkina Faso.
La prima volta che è entrato nel ristorante il ristorante è diventato ancora più piccolo,
come se lui fosse Alice e io nel paese delle meraviglie.
Ha salutato con una manona ed ha spazzato via il pepe dal tavolino dell’entrata.
L’ha raccolto e rialzandosi ha sbattuto contro il bancone, terremotando i bicchieri.
Ha detto che lui si occupava di lavare – e benissimo - tutte le vetrine dei negozi
della via.
Se avessimo accettato il suo contributo in fatto di trasparenza e limpidezza
avremmo dovuto pagare la modica cifra di cinque euro.
Una volta ogni settimana, ok?
Il contratto con Abdoullay prevede la pulizia accurata,
con apposito strumento e secchio blu,
di vetrina, porta del ristorante e specchio grande nella sala.
Il suo salario corrisponde a cinque euro più un caffè.

Ieri mi ha detto che faccio il caffè più buono del mondo
e che non importava gli mettessi il piattino.
Ha un rito tutto suo per bere il caffè: rovescia la testa indietro, apre la bocca e,
senza appoggiare la tazzina alle labbra, se lo versa giù giù nel cavo orale.
Poi apre la bustina dello zucchero e con un unico, potente risucchio, lo fa sparire in gola.
Julienne, la fruttivendola che porta il nome di un modo di tagliare i legumi,
non lo ama particolarmente.
Non ho ancora capito se è perché nero o perché il suo negozio non possiede vetrine,
ma solo una saracinesca.

In ogni caso ieri l’ho chiamato Monsieur e lui mi ha risposto così:
no no no no, io non sono signore, tutti sono signori, ma solo io sono Abdoullay,
come il mio padre

Dunque ora lo chiamo per nome ed entrambi siam più contenti.
Non importa se mi chiama Clara, quando dico Cecilia lui mi sorride
e anche a Clara va bene così.
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Nella foto fatta oggi alle undici e sette minuti,
particolare del ristorante: vini a consumo.

15 Responses to “La sorgente di un sorriso”

  1. Giorgio Says:

    proprio vero
    confermo
    fai il caffe’ piu’ buono del mondo!!

    pero’ digli che non e’ cosi’ che ci si sciroppa i caffe’… mademoiselle!
    http://www.remhq.com/hollow_man.php

  2. laura Says:

    brindiamo ad Abdoullay, a Clara, e pure a Cecilia!

  3. rapida Says:

    grazie, Laura. Io brindo a te e a tutte le Laure che ti possiedono.
    Una, piccolina, l’ho messa a riposare in guscio di noce, l’ho coperta con un rettangolino di stoffa come ne hai tu e l’ho cullata
    fino a farla dormire.
    Poi le ho detto:
    dormi, dormi che va tutto bene e benissimo.

    Un bacio
    Cecilia che ti difende

  4. laura Says:

    (e a me, e a quelli che passano di qui.Immaginaci seduti a quei bei tavolini.Potre fare anche un’eccezione alla mia aversione per il vino rosso)

  5. laura Says:

    beh, abbiamo scritto in contemporanea….e adesso che ho letto, sono commossa!!(hic, anche un pò brilla)

  6. laura Says:

    (l’hai capito, eh, che ci son tante Laure….)
    Cin cin , un abbraccio, cara Cecilia

  7. melania Says:

    Anche io volevo fare un brindisi con te, Cecilia. Forse è un po’ tardi per essere sera e un po’ presto per essere mattino. Ma con te questo brindisi lo farei davvero. Scegli tu il vino (anche se, lo ammetto, ho una predilizione per quello bianco, specie nella bella stagione… fresco fresco, quasi ghiacciato, che scende giù che neanche te ne accorgi).
    Hai ragione, hai visto molto bene. Più di me (che da 46 anni cerco di vedere senza molto successo).
    Ti stringo, ti sorrido. Un grande bacio

  8. elisabeth Says:

    Cara Cecilia, mio figlio quasi di sicuro, andrà a Parigi a lavorare per un anno, quindi conto di “andarlo a trovare” spesso e conto, allora, di bere un bel bicchiere di vino e fare due chiacchiere con te magari proprio lì dove Abdoullay, spero, avrà continuato a lavorare per far entrare la luce e far risplendere ogni cosa, magari anche per qualche euro in più e due caffè.

  9. emma Says:

    il mio sorriso lo lascio qui, fai in modo che frutti, portalo a spasso.

  10. zesitian Says:

    sarà perché la luce c’è davvero, in quella testa. (era un po’ che non passavo, anzi perdona l’assenza, ma: cambiato lavoro? non so perché, ma leggendo tutti i post di fila ho avuto l’impressione che sia scattato qualcosa, come un interruttore. forse va un po’ meglio?).

  11. rapida Says:

    Giorgio: grazie, Giorgio. Anche per il mademoiselle.

    tutte le laure di laura: un sorriso.

    melania: ho ordinato una cassa di vino alsaziano, bianco, secco,
    leggerissimamente fruttato, buono che va giù bene.
    Cin, amica mia, cin cin. Ti abbraccio anche io.

    elisabeth: che bella notizia! fammi sapere,
    Elisabeth, ti vedrò con moltissimo piacere. (Purtroppo il salario ad Abdoullay non lo stabilisco io… hai ragione)

    emma: anche oggi sono andata in giro col tuo sorriso.
    Mi fermano per strada e mi dicono: ma quello, non è mica il sorriso di Emma?

    zesitian: hai visto bene.
    Sono cambiate tante cose ed io sono stata male, poi bene e poi meglio. Lavoro in un ristorante minuscolo dalle 10 di mattina alle
    15, vicino a casa. Mi permette di dedicarmi con meno sensi di colpa ad altro. Ho poco tempo e anche io ultimamente bazzico poco i blog. Ma passerò a trovarti. Un abbraccio.

  12. Marco Says:

    la foto è un po’ storta ma non è colpa tua: è l’orizzonte che cambia…

  13. rapida Says:

    Marco: ecco, ora mi tocca sistemarla. Pensa che per colpa del mio senso estetico ingombrante mi tormentava abbastanza.
    Ma poi mi son detta: massì, non raddriziamola.
    Dopo passa di qua uno come te, fa il commentino e zac!
    Un fastidio proprio qui, sulla punta dell’iride.

  14. virginie Says:

    magari la settimana prossima. sì, magari la settimana prossima ci provo. vengo a cercare il tuo caffè e il ristorantino. immagino sia nel marais ma magari mi sbaglio. magari ti parlo. o magari non lo farò mai, chissà. oppure non troverò il ristorantino. vabbè, che commento inutile.

  15. rapida Says:

    Virginie:
    Magari mi farebbe molto piacere, magari.
    Magari ti invio la mail con il luogo preciso.
    Poi se non lo trovi, non importa.
    Baci.


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