
Parigi, foto incollate a un muro del terzo arrondissement
XX
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Lui l’amava tantissimo, tanto da fotografarla ogni volta che lei usciva di casa.
Era il 1950 e Joseph Cardiff si era fatto colpire in pieno cuore da un fulmine,
probabilmente in maggio.
Lei non era particolarmente bella, solo che gli sorrideva ogni volta che lo incontrava e lui,
che aveva una moglie molto seria, trovava sollievo in quella parata di smalto bianco,
trentadue perle, avrebbe cantato De Gregori.
Si era sposato con Marie, sei anni prima, ma poi scoprì che la moglie
voleva solo esser moglie e di amarlo, nemmeno a parlarne.
Anzi, taceva sempre e parlava solo per lamentarsi.
La cosa che faceva di più soffrire Joseph era l’attribuizione a lui
di qualsiasi colpa circolasse in casa.
Se lei rompeva un bicchiere era perchè lui l’aveva messo nel posto sbagliato,
se l’arrosto si bruciava era perchè lui le aveva rivolto una domanda
e lei si era distratta, se era dimagrita era perché lui non amava le frittelle di mele
e dunque lei non le faceva più.
Poi, un giorno di maggio, in cui l’aria sapeva di rose e tramontana,
lui cambiò una cosa piccola nella sua vita: cambiò strada.
Invece di passare per Rue du Temple, prese il passaggio Vendôme
e lì la vide per la prima volta.
Indossava un grazioso abito celeste a fiori, calzava delle scarpe bianche con la zeppa
e aveva una grande borsa a quadri.
Era pettinata con cura, ma si vedeva che ogni mattino litigava con le onde fra i capelli
che le rendevano mosso il capo, come il mare di Brest.
Lui rimase un lungo istante a guardarla, sentendosi attraversare il corpo da quella saetta
che gli aveva spaccato il cuore in due, spargendo amore fra gli organi interni.
Lei se ne accorse e gli sorrise.
Un sorriso di quelli che non si dimenticano, fatto con gli occhi, col naso e con la fronte.
Quel sorriso fu un abbraccio, un bacio, una pacca sulla spalla.
Da quel giorno di maggio Joseph Cardiff continuò a sbagliare strada
per andare a comprare il pane e non dimenticava mai la sua macchina fotografica.
La fotografava ogni giorno, con ogni tempo.
Era un po’ come vivere con lei, sapere cosa indossava,
indovinare i suoi pensieri dallo sguardo, soffermarsi su un gesto,
un passo diverso, un’esitazione.
La sua vita cambiò obiettivo ed il soggetto divenne l’oggetto dei suoi desideri.
Joseph Cardiff si suicidò l’anno seguente, lo stesso giorno di maggio
in cui cadeva l’anniversario del suo incontro.
Sua moglie inciampò nel suo corpo, mentre per la prima volta
entrava nella sua camera oscura.
Lo aveva chiamato per la cena una, due, tre volte.
Non era mai entrata lì dentro.
Quando profanò la camera, accendendo la luce,
si trovò davanti suo marito che oscillava, appeso a una corda.
Stesa ad asciugare, stava una signora sorridente vestita da sposa.








☆ at 8:25
preferisco ricordarli così:
“E due zingari stavano appoggiati alla notte
forse mano nella mano e si tenevano negli occhi
aspettavano il sole del giorno dopo
senza guardare niente”…come li canta de gregori…
☆ at 11:48
a Joseph la vita era già stata tolta, poi anche la speranza. E le mani che non si sono toccate non si toccheranno più.
☆ at 6:56
..non si può vivere senza amore.
Ciao,Cecilia
☆ at 8:39
beh, per Cardiff il matrimonio è stato veramente la tomba dell’amore.Una volta ha potuto sopportarlo,la seconda è stata troppo.
(a parte gli scherzi , veramente bello il racconto…e credo che amori cosi’, ‘folli’ secondo il senso comune, in giro ci siano davvero.
Buon sabato, Cecilai, baci)
☆ at 9:37
cosa riusciamo a fermare con gli occhi… foto, momenti, gioie soprattutto
cose da far venire i penotti alti alti!!
ammirero’ sempre coloro che permisero la fotografia: fermare in un clic un passo, un sospiro, per poter poi rivedere quella foto in cui tu sorridevi e non guardavi
☆ at 9:55
lois lane: io invece l’ho ucciso. Forse per compassione.
willyco: e ce ne sono di mani che non si toccheranno mai,
ahimé.
nuage: alcuni forse ce la fanno, io ho questo brutto vizio.
E mi piace tanto.
laura: un salutino, un saltino ed un abbraccio che c’è il sole.
(grazie)
Giorgio: grazie per gli occhi da orientale. Ho dovuto consultare il vocabolario veneto/italiano per capire che i penotti alti alti
significa “avere la pelle d’oca”. Perfortuna.
☆ at 2:18
mannaggia…
perfortuna si!!
non me n’ero mica accorto pigiando con i ditini i tasti che la cosa poteva essere non priva di malizia…
☆ at 3:00
Cecilia, grazie per averlo ucciso.
Come togliere una spina dal cuore.
Un abbraccio forte (c’è un sole, ma un sole… ieri mare e nuovamente la schiena bruciata da sole… quel dolore e quel fastidio è un sollievo dopo tanto tempo)
☆ at 2:16
Sai le emozioni , ma te ti vuoi dimenticare , vuoi lasciar andare.
Probabilmente nessuno andrà mai all’inferno. Contenta?
Sì, molto più di tutti gli altri,molto più di me, lo sei e lo sarai.
☆ at 12:19
Giorgio: nessuna malizia, solo il vasto mondo della libera interpretazione.
melania: vorrei essere lì e mangiare i ricci col pane.
Lelento: e nemmeno in paradiso, temo.
Contenta? Non saprei, ma sicuramente almeno molto viva.
☆ at 5:37
Credo che i ricci con il pane e, concedimi, del buon vino sia una delle cose “belle” della vita.
☆ at 7:27
Mi ha fatto venire in mente un libro “Che tu sia per me il coltello” di David Grossman…mi è venuta voglia di riprenderlo in mano anche solo per sentire quel bell’odore che ha la carta letta, riletta e poggiata solo a riposare un po’…
Buona serata
☆ at 8:38
“Quel sorriso fu un abbraccio, un bacio, una pacca sulla spalla.
Da quel giorno di maggio Joseph Cardiff continuò a sbagliare strada per andare a comprare il pane e non dimenticava mai la sua macchina fotografica.”
Mi basta questo.
Allora, adesso aspetto il prossimo bando del Premio Teramo, poi te lo spedisco, poi tu scegli una delle tue storie istantanee e la scrivi, e ti iscrivi. Se non hai tempo ti aiuto io con le bozze. Eccheccavolo, qualcosa vogliamo pur fare con questo talento? ze
☆ at 12:35
beh, intanto, ze, questo talento lo regala a noi. e, personalmente, gliene sono gratissima.
☆ at 4:01
melania: avevo dimenticato il vino bianco. Falanghina, Greco di Tufo, Vermentino?
medusa: bell’odore, sì. Letta, riletta e lasciata riposare. Buona serata a te, medusina.
zesitian e virginie: insomma, basta!