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Un davanzale, il carro da morto, un funerale
Tu che ti mangi le unghie e fai sanguinare
Un dito
L’anulare.
Il sole che arroventa l’asfalto,
Che lo fa fumare.
Uno sciame d’api, un tavolino tondo,
un pensiero torbido, le mie caviglie, la tua introspezione.
Qualche seme di girasole spaccato in due con un bottino gramo, un grano.
Tu e la tua voglia di deriva, il boma, la boa,
la forma della pazienza.
Noi in questa stanza
Il sudore luminoso, l’abbondanza di circostanze,
Lo sfavore degli dei, questo cielo strabico
I tuoi occhi cangianti come acciughe,
le lancette che si conficcano nel tempo,
la ferita asciutta della mancanza
Ancora noi
In questa stanza
Un davanzale e le sue gerbere, la terra smossa,
Un fremito
Dammi del tempo, dammi la mano, dammi credito
Non adombrarti, resta radiante
Io vivo sulla luna e comando la marea
Che ci fa piangere e seccare gli occhi
Prendimi in giro per la città,
prendimi in giro
che tanto ho imparato che le cose serie
prima o poi tornano cose
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Musica di Aaron, foto di Darrel







☆ at 2:02
La marea delle lacrime o una marea di lacrime?
☆ at 2:06
e l’alluminio
e i semi di girasole che diventano sorrisi diagonali
e il ribes ed il mirtillo piantati da poco
e le rose rosse
ed i papaveri ancora rossi
e io che sospiro
e sopito dinanzi ad un inchino
e i dubbi su tutto
e sulla con vivenza
☆ at 3:10
Cara Cecilia,
mi son permessa di prendere in prestito qualche parola.
Se la cosa dovesse infastidirti rimedierò all’istante
Un sorriso, Layla
☆ at 3:14
che bella…
☆ at 4:10
bellissima.
ma ha evocato sensazioni simili a una canzone che amo molto,’Dimmi che non vuoi morire’.
☆ at 9:45
Suadente.
Ti leggo e la mia malinconia balbettante diviene parola compiuta.Che bella
☆ at 7:06
sì.
☆ at 2:46
Le cose serie prima o poi tornano cose.
Questo è quello che ho visto nelle ultime settimane e faccio fatica a digerire questo mondo di cose.
Rivoglio indietro un po’ di essenza e di immateriale se è possibile.
Mi metto in fila, rapidina, che qui si fa notte.
☆ at 8:03
parvenza,
riverenza!
☆ at 11:19
Oh. Quando l’ho riletto ascoltando la musica che hai scelto, ho pensato che hai scritto parole da vedere.
E poi ho pensato che so il momento dello sfavore degli dei.
E poi ho pensato che sono piu’ di due anni che ti leggo ogni giorno; ma questa e’ un’altra storia.
Grazie.
☆ at 10:39
(volevo solo aggiungere, perchè ci ho pensato: adoro le tue caviglie, lì messe fra un pensiero e una introspezione, sotto ad uno sciame d’api e ad un tavolino tondo) ma lo sai.
☆ at 7:38
Marco:
la marea delle lacrime.
Se ho una marea di lacrime vuol dire che
c’ho la luna di traverso e di certo non lo rendo pubblico.
Anche se “di certo” c’è poco e nulla.
Giorgio: ti dico pereppeppè, che mi pareva carino. Per cambiare.
Layla: le tue mani con le unghie corte e rosso scuro,
sono nelle tue mani. Tranquilla. Ricambilo il sorriso, mentre un
profumo di peperoni alla griglia sale dal primo piano.
francesca: bello che tu lo dica così, en passant.
laura: un giorno se sono molto ubriaca quella canzone che ti piace
potrei cantartela e tu penseresti che io sia Patty Pravo.
Giuro e ti bacio.
saleepietre2: oramai lo so, quando sei fuori dal poeta è perché non stai bene. Ti abbraccio, allora. E ti ringrazio.
Balbetta pure, a mmme ppppiace.
emma: prima annuisci e poi. Lo so, lo sai.
Sembriamo due Antonacci. Sorrido e ti strabacio sui capelli corvini
che quando li bacio fanno cra cra.
aureolina: guarda che ti sento, sai? Smettila di bruciare le tappe.
Anche se io, dal mio metro e settantotto, non mi preoccupo.
Smetti di esser sognatrice e rissosa e dai tempo al tempo.
Anche se imperfetto.
Ti bacio.
barbie: mi fai ridere, sai? e per far rima: come farei senza?
cicala: vieni? dai passa di qui! se sono due anni che ci frequentiamo ora possiamo anche fidanzarci senza destare
scandalo. No?
emma: sì,