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La signora dimostra novant’anni, ma credo ne abbia duecentoventisei.
Ha l’espressione naturale di una delle cere di Madame Tussauds e le mani maculate
dalle scellerate esposizioni al gaio sole di Saint Tropez.
Indossa un paio di occhiali da sole concepiti per schermare gli occhi e dintorni,
ma anche per la protezione del viso durante l’impiego della fiamma ossidrica.
Dolce e Gabbana sanno quanto possa bruciare uno schizzo nell’occhio.
Di fuoco, intendo.

Avete in fresco del vino rosso della Loira?

No, signora.

Posso avere allora del vino rosso dentro un secchiello con tanto tanto ghiaccio?
Non riesco a bere vino rosso che non sia fresco, sa?

Va bene, signora.

Ah, senta, mi porti anche un bicchiere colmo di cubetti di ghiaccio, a parte.

Senz’altro, signora.

Vado in cucina e il capo è nervoso perché nel finesettimana gli son scadute le cozze.

Menomale, temevo avesse scorreggiato.
Mettete un uomo e una donna in una piccola cucina con dei mitili deperiti
e ne sentirete delle belle.

La signora vuole del rosso nel secchiello col ghiaccio e del ghiaccio a parte,
gli comunico.

Merda!

Taccio.

Puttana la vacca, guarda! Anche le pesche son marcite! Puttana la vacca!

Cerco di essere performante e ignorare le ingiurie ai bovini di facili costumi
e mi chino per aprire il congelatore.
Non appena apro lo sportello schizza verso la mia pancia una bottiglia di vodka
che si finge bob a 4.

Si sfracella ai miei piedi, inondandoli.

Mi scuso, era stata mal messa.
Le mucche meretrici vengono oramai invocate come una litania calabrese.

Asciugo la vodka e torno in sala con due antipasti.
Dal suono che emettono le mie scarpe sembro appena uscita in ciabatte dalla sauna.

La signora che campa da più di un secolo sorseggia il suo vino rosso freschino.
Sento il rumore del ghiaccio nel bicchiere e sento anche un dolore lancinante
sotto la pianta del piede.

Affretto il passo e mi dico sei una donna forte-sei una donna forte-sei una donna forte.
Il capo mi vede pallida e mi dice di guardare cosa mi è successo al piede.
Prende in mano la situazione e due tartare al coltello.

Una scheggia di Stolichnaya ha trafitto la suola e si è conficcata nel mio piede sinistro.
Come Rambo la tolgo chiudendo gli occhi e fascio il piede con della cartaigienica.

Continuo il servizio fino alle tre pensando che se compro dell’acqua tonica, stasera,
strizzando bene le calze in un bicchiere, mi faccio un aperitivo quasi gratis.

Bella la vita.
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26 Responses to “La merda agli irti colli piovigginando sale”

  1. d Says:

    costa cara la liberta, cecilia.
    troppo cara?
    si potrebbe avere uno sconticino, piccolo eh?

  2. Marco Says:

    invece del “Bloody Mary” ci fai un “PorcatroiaMaria”…

  3. virginie Says:

    oh putain

  4. laura Says:

    si, bella la vita, certe fatiche prosaiche ti fanno sentire vica, incazzosa, sostanzialmente sana…..e quando il turno finisce, LIBERI TUTTI!comincia lo spazio libero(e vaffanculo amolti, almeno, perq uel che mi riguarda, merde)

  5. barbie Says:

    non per mettere la scheggia nella piaga,
    ma coraggio, cara, che è appena lunedì!!!
    A parte tutto, buona settimana Cecilia.

  6. fritz Says:

    Eh sì spesso la vita quotidiana richiede atti di straordinario eroismo…

  7. saleepietre2 Says:

    Dopo una giornata in affanno
    l’oste fa i conti del danno:
    “Vacca puttana
    che inizio di settimana,
    pazienza per le cozze e il liquore,
    pazienza per il tanfo e l’odore,
    ma per curare l’anemica
    e coprire la pianta
    di un piede di misura quaranta
    quanto ho speso di carta igienica!”

  8. emma Says:

    la mia barchetta naviga a vista.
    ti lancio una fornitura di cerotti di tutte le misure.
    e il resto lo lascio alla tua fervida immaginazione.
    esprimi un desiderio.
    ecco, quello.

  9. nuvola Says:

    Ho scoperto che sei la donna che cerco!!! Hai stoffa!
    Scherzo, ma sono serissimo ora che dico che ti ammiro per la tua vita e per come la scrivi.
    Ti ricordi, tanto tempo fa ti parlavo dei “fiori isolati”…persone lontane da non perdere per nessuna ragione al mondo?
    Sei un bellissimo fiore.
    (magari è il piede ferito che mi intenerisce)
    ro

  10. ste965 Says:

    ‘anima! …ma poteva andare peggio: dagli irti colli poteva condensarsi e scendere a catinelle in ferro battuto!

  11. laura Says:

    ‘Vica’…interessante crasi fra viva e fica!!
    Vai, cecIlia, che è mezzogiorno, e spero che arrivi qualche avventore più simpatico di madame museo
    Baci baci

  12. Giorgio Says:

    mannaggia!!
    in bocca al lupo young girl!!

  13. maria Says:

    a chi pensi che sia capitato l’unico stivale difettoso con un chiodo piantato al contrario nella suola, provato con logica ignara fiducia in un grande magazzino? quindi, piena comprensione da parte di una che ancora non ha capito dove sta l’inghippo

  14. Rob Says:

    Ah, però. Ti sei messa a lavorare al ristorante in cerca di vita spericolata, dì la verità…

  15. zesitian Says:

    adesso che ti sei tolta la spina dalla zampa, dovresti sentirti in debito con te stessa per tutta la vita.
    ZA ZDOROVJE!
    (bere fino all’ultima goccia, e poi pulirsi la bocca col dorso della mano – ma forse qui non stiamo più parlando di vodka).

  16. impollinaire Says:

    calza, sangue, vodka & tonic… da incantare un vampiro, ma anche un semplice vampirla, che sono molto più diffusi

  17. lois lane Says:

    alla festa smascherare il dolore
    Sangue su sangue precipita senza rumore …che m’è venuta in mente che ci posso fà?
    :(

  18. aureolina Says:

    mi sono buttata via dalle risate..
    sarò scaduta anch’io?

  19. zauberei Says:

    Mi spiace per il piedino alcolico pilla rapidilla. Ma però mi sono troppo spanciata dalle risate.

  20. dj Pazo Says:

    ma.. ma..

    bello lo stile di questo post, mi ricorda MOLTO una certa scrittrice ;-’

  21. http500 Says:

    Bel post, molto ironico! :D

  22. gigi Says:

    stoica. e tollerante nei confronti di questa faccenda del vino rosso nel ghiaccio… dev’essere proprio estate a Parigi, Cecilia. ti saluto dall’interno di una birra, senza troppa voglia di uscire.

  23. Paolo Says:

    oh tutti poeti qui. Quando io lavoravo al McDonald’s a Londra ero così stremato dal caricare e scaricare sacchi che bevevo spesso nello stanzino dei rifiuti le rimanenze di bevande mentre ingoiavo le parti non toccate di panini. Che vita. Cecilia. Succhiati pure quel calzino. Noi sappiamo di che stiamo parlando ;)

  24. rapida Says:

    Sono di corsa e in ritardo su tutto.
    Stasera vi “parlo” uno ad uno, come si conviene
    ad una persona educata, gentile e grata.

    buona giornata a voi.

  25. Paolo Says:

    ma che sei pure grata e vinci??

  26. Rapida Marinaia Says:

    Non mantengo, come un marinaio.
    Porto un ritardo di giorni, oramai, come un treno Palermo Torino
    a fine dicembre.
    Dunque ringrazio tutti voi per la solidarietà e le parole gentili.
    Vado a rispondere un po’ più su, grazie, popolo di caratteri
    e punteggiatura.
    (il piede sta meglio)


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