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Ho un problema.
O meglio, ho scoperto un altro problema: ho i pensieri che si accavallano
come le gambe delle donne nelle sale d’attesa.
Non sarebbe cosa straordinaria
se questi pensieri non interferissero con la concentrazione,
l’umore ed il possibilismo universale.
La signora seduta sulla sedia aggiustata con lo scotch da pacco è assorta.
Ha l’indole filomultietnica, un foulard africano, dei mocassini con frange e perline,
degli orecchini cinesi d’ispirazione maya e una tunica multicolore dall’aria messicana.
Ad un certo punto, come attraversata da un fastidio improvviso,
si caccia un mignolo nell’orecchio destro e si frulla il timpano
con la velocità di un colibri in cerca di nettare.
Lo estrae e lo guarda estasiata e visibilmente sollevata.
Poi, con la medesima mano destra, prende la rivista Pourquoi pas? Musique pour tous
e la sfoglia. Per meglio riuscire a girare le pagine
si umetta l’indice con un colpetto di lingua.
Da questa mia osservazione hanno inizio le danze nella mia testa.
Penso a quante cose non siano visibili ad occhio nudo, alle particelle di cerume
che si posano dolcemente sulla copertina di una rivista, alle tracce di saliva,
ai residui di muco, di pelle.
Visualizzo un enorme acaro che mi strizza l’occhio e
che addenta un panino di forfora e polvere…
Entra il figlio della donna-colibrì e lei gli sorride.
Mentre io, a causa di sua madre, mi sono smarrita
in uno sgradevolissimo mondo invisibile.
Eccola, l’immedesimazione: mi prude un orecchio.
Me lo gratto col pensiero e mi concentro sul riflesso
della luce sul cranio pelato dell’uomo al centralino.
Ha una vena blu a forma di sette.
Sette, come le vite dei gatti.
Devo comprare le crocchette, i pelati ce li ho.
Fuori il cielo minaccia e le nuvole si fanno stracciare dal vento.






☆ at 12:03
Questo post potrebbe gettare nel panico uno stuolo di ossessivi-compulsivi.
Ma non me, che non pulisco sotto il mio letto e ogni dove da tempo mirabile.
Comunque, in effetti, nelle sale d’aspetto, aspetto senza toccare nulla:sono troppo impegnata a osservare.
Gli altri sono troppo interessanti..e in genere le riviste che tentano di concupirmi con l’ultimo amore di anna falchi non attirano la mia attenzione.
Meglio l’acaro altrui.
☆ at 2:50
Ti seguo da tempo, ma non ho mai lasciato commenti, mi sono sempre sembrati frivoli o superflui. Ora però ho una richiesta, spero non inopportuna: riusciresti a ripescare dal tuo archivio quello scritto sulle donne che terminava con “né amanti né spose né depresse e né puttane”? Mi è tornato alla mente, ma non riesco a ricordare quando l’avevi pubblicato…
Ti ringrazio molto!
☆ at 3:01
aureolina: lo so, fa schifo questo post.
Ma ne sentivo la necessità. Rido, ti bacio sulla tua luminosità.
L’acaro del vicino è sempre più verde.
(perché si nutre dell’erbetta che cresce dietro i molari del suo ospite)
Frantigone: prometto che prima di lunedì effettuerò una ricerca.
Ho un vago ricordo, ma è pur sempre un ricordo.
Grazie, ma di cuore.
Cecilia
☆ at 3:30
Frantigone: trovata! http://rapida.wordpress.com/2007/08/05/bar/
☆ at 5:35
Hai messo nome e cognome e adesso sò tutto di te. Uff.. meglio quando eri solo Cecilia. Sbrigati. Scognomati.
☆ at 10:33
accavallo le gambe meglio di un cavallo a dondolo in ogni antro d’universo… e’ un modo per incrociare incrociare ed incrociare ancora… sguardi, vite, incomunicaibilita’, aceto balsamico…
nutrie color avorio che mi guardano con sospetto ma che girano al largo quando capiscono che ho molti sette nel mio destino e nel mio nome… a sette lettere…
☆ at 11:51
Sturarsi l’orecchio con il mignolo turbo
rappresenta un disturbo evidente:
la donna prudente
abbandoni quel vezzo
che acaro prezzo
dovrà risarcire
a chi sull’igiene ha un altro sentire.
☆ at 6:44
quando devo andare dal medico della mutua, le attese non sono bei momenti.
io sono una curiosa, adoro girare sui mezzi pubblici.
M ail mio medico ha dei pazienti poco interessanti(forse è per quello che ha un’aria un pò depressa, e quando arrivo al suo cospetto mi diverto a dirglia lmeno una cosa improbabile avisita).
nella mia categoria di letture c’è la sottocategoria ‘libri in cui immergersi quando vado dal medico’.E la testa non la alzo proprio.
☆ at 9:19
Credo che, per come sono fatta, me ne sarei andata via. Schifata di tutto, anche della vita (lo so che esagero, tendo a esagerare e quello mi sarebbe sembrato lo spunto giusto per schifare il mondo intero).
E’ un continuo accavvallarsi di pensieri e faccio fatica io stessa a stargli appresso.
Oggi è domenica, mi sono addormentata alle 4, alle 7 ero già sveglia ma l’ho tirata per le lunghe sino alle 8,30.
Oggi ho deciso: non penso. Vegeto. Chiederò a mia figlia che ogni tanto mi annaffi e lei, ovviamente, se ne dimenticherà.
Oggi gira così, Cecilia…
pensieri belli e baci
☆ at 9:51
meno male che non sono la sola. Ad accavallare i pensieri, non a frullarmi l’orecchio nelle sale d’attesa.
Ma ci sono pure quelli che attccano le caccole sotto i tavolini.
Che schifo, cecilia, ma mi viene da ridere.
☆ at 8:55
oh, anche a me si accavallano i pensieri, ma almeno i tuoi fanno i cavalloni e arrivano tutti a riva; i miei, in genere, si accavallano e poi si attorcigliano e poi rimangono lì. senza riprendere, non dico il galoppo, ma un passetto tranquillo, almeno
☆ at 11:42
Dunque:
Cerume, acari che fagocitano panini alla forfora, ancora prima colli merdosi, schizzi negli occhi di chissacchè, mitili deperiti, vacche puttane e calze al sangue…
…Ma si mangia così male nel locale dove lavori?????…
☆ at 7:48
Avrei voluto rispondervi, ma son psicotropa e rimando.
Baci della buonanotte.
Click.
☆ at 12:24
Grazie, sei stata Rapidissima!