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Madame Pourboir è una signora molto democratica.
Quando parla di diritti lo fa con grande emozione, si indigna, manifesta il suo disappunto a tavola, difende i poveri e spesso vuota gli armadi di cose e riempie sacchi per il Secours Populaire.
Una donna onesta, un avvocato.
Mi ha detto che Simona stira da dio, è una gran lavoratrice e le piacciono i bambini. Troppo simpatica, Simona.
Simona non ha documenti, nessun permesso di soggiorno. Simona ha un figlio che va a scuola, un marito muratore e una casa piccola e accogliente. Simona viene dalla Romania, ma parrebbe onesta.
Madame Pourboir mi ha detto che Eva è bravissima, è polacca, stira da dio, è una gran lavoratrice e le piacciono i bambini. Troppo simpatica, Eva.

E Simona?
Simona voleva esser messa in regola e Madame Pourboir non ha tempo per queste cose. Poi, per dieci euro l’ora, ti pare giusto?

Articolo tradotto velocemente da me, apparso su Le Monde.

Mercoledi 18 giugno sarà sottoposto all’approvazione del Parlamento europeo il progetto di direttiva chiamato “di ritorno” concepito per armonizzare le condizioni nelle quali i migranti irregolari sul territorio dell’Unione Europea devono essere detenuti e “ricondotti”.
Prima di tutto sembra necessario ricordare la realtà che nasconde l’espressione pudica di “ritorno”.
L’espulsione è una violenza che moltiplica uno dopo l’altro i traumi dell’arresto improvviso, della prigionia, della perdita del proprio alloggio, della perdita del lavoro, della spoliazione di tutti i propri beni, talvolta anche della separazione brutale dal proprio congiunto e dei bambini, della dislocazione di tutti i legami con il proprio ambiente e una ricondotta forzata, a volte anche subendo violenze.
E’ un’umiliazione dalla quale non ci si riprende. Il Paese nel quale si era sperato di avere una nuova vita, che forse si era potuto raggiungere dopo anni di lotte e di difficoltà, vi rigetta, vi espelle e vi deposita senza bagagli su una banchina dove non vi aspetta nessuno.

Anche quando gli espulsi hanno dei parenti nel paese d’origine, la vergogna impedisce di riunirsi a loro: colui il quale permetteva coi suoi soldi ad un’intera famiglia di sopravvivere è diventato un altro peso. Tante persone espulse si ritrovano disperate, isolate, per strada…
Bisogna che chi vota questa legge lo sappia.

Il progetto di direttiva europea sottoposto ai parlamentari riflette in parte la brutalità della sorte riservata ai migranti irregolari: fino a diciotto mesi di detenzione per il solo fatto di aver attraversato frontiere e di voler vivere in Europa; detenzione ed espulsione di minori e di persone vulnerabili (donne incinte, anziani, vittime di torture); possibilità d’espulsione verso un paese di transito, anche in assenza di legami con questo paese; interdizione del ritorno sul territorio europeo per una durata di cinque anni per quelli che sono stati espulsi, assenza dell’obbligo di fornire un permesso di soggiorno agli stranieri che soffrono di malattie gravi; applicazione ai minori isolati dell’insieme di tutte queste misure.

Un regime d’eccezione

Ufficilamente, il progetto di direttiva di “ritorno” mira a inquadrare le condizioni di detenzione e a limitarne la durata come in quei paesi europei in cui si tollera una detenzione teoricamente indefinita. Temiamo che diventi la norma europea sulla quale siano tentati di allinearsi tutti i paesi dell’Unione. La prova di questo è che la Spagna ha appena annunciato il passaggio della sua durata massima di detenzione da trenta a quaranta giorni e l’Italia da due diciotto mesi! Se venissero adottate, le disposizioni del progetto di direttiva “ritorno” metterebbero gli stranieri in situazione irregolare, compresi i minori, sotto un regime d’eccezione: internamento a discrezione del potere, debolezza dei diritti della difesa, esilio.

Come si può concepire che un’istituzione nata per rappresentare la democrazia su scala europea voglia infliggere un tale trattamento ad una parte della sua popolazione?

Più degli altri Parlamenti nazionali degli Stati dell’Unione,
il parlamento europeo ha una responsabilità nei confronti della storia. Visto che è nato di recente, non si lega alle tirannie del passato europeo. Al contrario, incarna un certo ideale, in rotta con i conflitti e le dittature che hanno troppo spesso segnato l’Europa. Se non vuole svilire la sua istituzione, il Parlamento non deve adottare questo progetto di direttiva.

Per vedere il film guardate qui

Per firmare la petizione, basta andare qui
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13 Responses to “Il permesso di vivere”

  1. fritz Says:

    sì firmeremo la petizione ma non servirà a nulla… ormai in tutta europa siamo solo sudditi di un sistema che se ne fotte dell’opinione della gente…

  2. Giorgio Says:

    penso che l’Europa sia una grande possibilita’ per noi europei.
    penso sia il mezzo per arrivare a fini macchiavellici piu’ alti della nostra natura statale, in quanto unisce Stati, per definizione.
    quando poi ho cominciato ad ascoltare le disserzioni che maturavano in seno all’Europa (quanto devono essere lunghe le banane per essere considerate tali e quanto deve pesare un chilo di paglia per essere considerato kg di paglia) un po’ mi e’ andata giu’ la catena.
    mi ripeto: penso comunque che l’Europa sia una grande possibilita’ che noi europei tutti abbiamo.
    e certamente ci sono mille velocita’ e mille sensibilita’ da far coesistere, perche’ e’ cosi’ da quando esiste il mondo, eccheccazzo!!
    mi aspetto quindi che queste coesistenze possano venire diplomaticamente e con tanto buon senso, a germogliare ed essere i nuovi alberi ed i nuovi frutti per i nostri figliuoli per chi vorra’ averne e per i figliuoli dei nostri figliuoli: le prime parole dovrebbero essere DEMOCRAZIA e DIRITTI UMANI!
    penso che chi abbia a cuore l’Europa debba avere a cuore gli europei, come persone innanzitutto, prima che lavoratori… io non sono un lavoratore (non solo) sono innanzitutto una persona… ma forse per questo Madame Pourboir non si mangia le unghie cosi’ troppo spesso…
    ricordiamoci ogni tanto perche’ abbiamo creato l’Europa…

  3. Ramone Says:

    Tocchi un tema delicato, che mal si presta a due righe di blog.
    A me pare banalmente insensato accogliere, in nome dei diritti umani, beninteso, i nostri prediletti schiavi moderni. Certo, solo leggermente più schiavi di noi. Ma io sono cinico.

  4. elisabeth Says:

    Ho inviato la mia firma per la petizione. Io firmo e rifirmo tutte le petizioni che parlano di solidarietà e giustizia. Forse non serviranno, ma mi fanno sentire distaccata e lontana da una mentalità brutta, insensata ed egoista che non mi sento di avere e che non voglio condividere, mai.

  5. Rapida Says:

    fritz: serve e sai a cosa, soprattutto, ad essere solidali con queste persone, a manifestare la nostra partecipazione, a non fottercene, appunto. Grazie.

    Giorgio: grazie per l’accorata ed accaldata partecipazione.
    La guerra di Piero è una buona colonna portante.

    Ramone: ogni tema che parla di sopruso, abuso di potere o violenza, ritengo sia delicato. Ma proprio per questo se ne deve parlare. E non ho ho parlato d’indignazione sterile, ma ho cercato di tradurre un articolo per divulgare un’informazione di cui forse sono in molti a non essere al corrente. Ho rinviato ad una petizione. Io sono appena rientrata dall’aver accompagnato un gruppo di 33 turisti al Louvre, come interprete. Dal lunedì al venerdì lavoro come cameriera e mezza cuoca in un ristorante, orario 10-15. Poi cerco di finire le mie storie ed inseguo i miei sogni. Dentro ci faccio stare tutto il resto, compreso delle corse per andare a prendere mia figlia e portarla al conservatorio municipale. E poi compiti, spesa, cucina, stiro ed altro.
    Non mi sento una schiava, ma mi faccio un gran culo perché una cosa l’ho capita, forse: se non ci si muove le cose intorno a noi non cambiano. Eppoi ho anche imparato a non giudicare. Quelli che tu chiami “prediletti schiavi moderni” sono persone che fanno una vita impossibile nel loro paese, spesso muoiono di sete e fame, non hanno possibilità d’istruzione. Ora il perché questo possa accadere ha un’origine di concause e responsabilità che vedono i Signori del Mondo e del profitto esserne i principali colpevoli. Ma qui sì che la storia diventa lunga. Per il resto io ho visto persone lavorare qui e avere una vita più che dignitosa, io stessa ne ho aiutati molti e molti si sono potuti permettere di ritornare al loro paese con una casa e dei soldi per vivere loro e la loro famiglia. A volte preferiscono rimanere.
    Temo che quel che tu chiami “cinismo” a volte sia solo uno scrollare le spalle, un abbandonare
    che nuoce e può diventare qualunquismo.
    Ma questo è il mio parere, ad ognuno il suo.

    elisabeth: grazie, quando si mette la firma su qualcosa che per noi importante, il nostro nome
    e cognome ci fa un poco rinascere.

  6. Ramone Says:

    Io sono grato a chi come te non si ferma alle apparenze, e rispetto (più profondamente di quanto si possa comprendere in questo luogo) le tue convinzioni. Tuttavia dentro di me io sento l’invito dell’occidente come un “invito all’inferno”.

  7. Rapida Says:

    Non faccio nulla per ottenere gratitudine, non sono una paladina dei derelitti, né una benefattrice. E’ impossibile vivere in un mondo buono e giusto, ma è possibile cercare di difendersi e di difendere con i mezzi che conosciamo o con i modi che più ci sono appropriati. C’è chi lo fa con un blog, chi con la musica, chi scrivendo. Difficile essere difesi dalle leggi, ma non impossibile cercare di far cambiare il corso di certi eventi se ci si muove compatti, in qualunque modo si possa farlo, credo.
    L’inferno lo fanno gli uomini, sia a occidente che a oriente.
    Il punto cardinale è la nostra coscienza di uomini.

    Vado a cuocere la focaccia che ho fatto con le mie manine sante e mi apro una bottiglia di vino bianco. Voilà.

  8. emma Says:

    mi ero persa questo dibattito e questo inferno.
    ero troppo presa dal cercare di convincermi che era un fine settimana e potevo fare a meno di pensare a certe cose.
    carissima Ce, è vero che spesso non vogliamo vedere, è vero che cercare delle risposte ai soprusi non porta a nulla perchè i soprusi rimangono tali e semmai tocca condanare chi li fa e non cercare di cancellare le ferite.
    il mondo in cui viviamo è fatto di tanta gente che crede di vedere ma che firma e basta. non è il tuo caso, anzi, ma sai che ciò esiste.
    e credo che la prima battaglia vada fatta nelle coscienze, e poi nelle penne degli altri.
    (ti abbraccio)

  9. nuvola Says:

    Non credo si possa smettere di pensare…
    E avere rigore nel pensiero credo sia necessario.
    Non si può restare zitti quando la vita ci scorre intorno, hai ragione dobbiamo farci toccare, dobbiamo continuare a gridare, a scandalizzarci anche se tira ovunque un bruttissimo vento. I recinti, gli steccati che ci siamo costruiti con le nostre finte sicurezze pare valgano più degli esseri umani.
    Dimentichiamo che siamo ospiti momentanei nei nostri stazzi.
    Penso che un qualsiasi essere umano sia un altro me!!!
    Così come credo di non dover mai smettere di chiedermi cosa mi differenzia dallo scarafaggio…
    con la rabbia che non muore,
    un abbraccio solare,
    ro

    ro

  10. blazar Says:

    Anche quando gli espulsi hanno dei parenti nel paese d’origine, la vergogna impedisce di riunirsi a loro: colui il quale permetteva coi suoi soldi ad un’intera famiglia di sopravvivere è diventato un altro peso. Tante persone espulse si ritrovano disperate, isolate, per strada…
    Bisogna che chi vota questa legge lo sappia.

    Lo sanno, lo sanno… ma cosa vuoi che sia di fronte al dramma di un notaio di Bergamo che non potrà comprare il Volvo nuovo con il pedale dell’acceleratore riscaldato per i freddi inverni delle valli, o anche dell’operaio italiano che sì: va bene la solidarietà e l’internazionalismo, ma che con questi immigrati che rubano il lavoro potrebbe rischiare di non poter regalare ai suoi bimbi la pleistescion tre per natale… con i soldi messi da parte da tanti mesi con tanti sacrifici. La pleistescion tre, dico: che poi dovrebbero continuare a giocare con la due, come dei pezzenti. Ed un padre cosa non fa per i propri figli? Cioè, e se si traumatizzano poi? Che, non l’hai capito -con tutte le volte che silvio l’ha ripetuto- che per salvare l’Italia l’unica cosa importante è rimettere in moto i consumi?

  11. virginie Says:

    io ho firmato e pure linkato questo post.

  12. rapida Says:

    Emma, Nuvola, Blazar e Virginie:
    a più tardi.
    Buona giornata.

  13. Cecilia Says:

    Non cerco “risposte ai soprusi”, sarei un imbecille.
    Penso semplicemente che se penso si stia commettendo un’ingiustizia, se si vuole chiudere un occhio per chiudere tante bocche, io cerco di fare qualcosa per impedirlo. Qualcosa. E quindi invito le persone che mi leggono ad approfondire, senza nessuna pretesa. Divulgazione, informazione.
    Nessuno vuole “cancellare le ferite”, tutt’altro. Sensibilizzazione, ecco.
    A volte siamo talmenti assuefatti all’idea d’impotenza
    che pensiamo di esserlo, impotenti.
    Crediamo di vivere in un fumetto:

    eroi perdenti, dannati e scazzati, tanto il sistema ti fotte.

    Ho visto persone darsi da fare e ottenere risultati.
    Anche per i sans papiers, qui in Rue Charlot.
    Piccoli risultati come perline, collane di voci.

    “Firmare e basta” non è firmare e basta, è metterci nome e cognome.

    nuvola: un abbraccio solare a te, ro.
    E se ci volesse la dinamite per abbatterli questi steccati?

    blazar: non so. C’è del vero e non vero, ma non siamo così, non tutti. C’è la stanchezza, ci sono le persuasioni occultissime, il buonsenso occultato.
    Io sono contenta che tu sia arrivato e tu abbia scritto. Contenta.

    Virginie: ti stringo l’avambraccio, come fra compagne di banco che credono di ritrovarsi nella stessa sezione. Un bacio, grazie.


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