La dignità della rapa (per me e non solo)
5 juillet 2009

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Non lo so cosa sia la vendetta, non m’interessa.
E’ già un fallimento quando senti il bisogno d’infliggerla,
è un sentimento da perdenti ed io perdente non sono.
Anche perché non m’interessa vincere,
ma solo compilare i moduli per l’iscrizione.
Sono una persa, una che cerca, una che si ritrova laddove in pochi si riconoscono.
Ti sbagli, non sono buona e nemmeno generosa.
Faccio solo quello che so fare ed io conosco la gente,
so arrivare in fondo alle persone e – maledizione – le capisco.
Conosco le debolezze, i limiti e le eccedenze.
Sarei presuntuosa se volessi cambiarti, lo sono stata.
A volte si cerca di ottenere quello che si sta dando,
ma non necessariamente l’altra persona vuole
o è capace di dare quello che tu le dai.
Magari dà altro e se non è quello che vuoi, allora gira i tacchi e fatti suola.
Ma non nel senso di solella clistiana, ci siamo capiti.
Tutta questa pubblicità di famiglie che bevono cappuccini e cioccolate
gioiosi come i loro cani,
tutti queste coppie che si amano all’unisono col suono del motore incentivato,
tutti questi vecchietti mai soli,
tutti questi sdentati che si rotolano nella neve
con i sorrisi finalmente incollati perbene,
tutti queste cassiere spiritose,
questi salvatori di vasi antichi che volano senza schiantarsi mai,
questi giovani giornalisti che sanno come farsi passare il malditesta,
le amiche del lucano,
i tossici redenti,
i calciatori che fanno plin plin con le suore,
io,
io mi ero confusa, pensavo di sbagliarmi.
E invece già a sei anni avevo capito tutto:
a me questi qua fanno paura.
E poi sono diventata grande, ma solo apparentemente.
Se appoggi l’occhio al mio ombelico
e sbirci dentro vedi una bambina che gioca,
sporca di fango e con gli occhi scarabocchi.
Dentro di me non sarà mai tardi,
sarà per sempre cortile, lucertole e nuvole fra i capelli.
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Nella foto Cecilia che sogna.
Filed in Considerazioni personali, Fotosintesi, Frullando, Metamorfosi, Natura, fotografia
Tags: esami di coscienza, non cambiare perché i compromessi bruciano gli ideali, non cambiare perché sei unico, non cambiare se non ne sei convinto, rape e sangue, riflessionismo associativo





5 juillet 2009 at 7:53
Riesco a star zitto poco con te. ho le pile scariche dopo la campagna elettorale, le elezioni perse perchè “loro” e anche quelli della mia parte non ricandidati, “fanno paura”…poi scrivi quello che scriverei io, trovo quel 2046 che è anche il mio trailer preferito, a ribadire a me stesso che, diversi per diverse strade, arriviamo agli stessi luoghi.
La settimana scorsa sono fuggito in mezzo agli animali al Parco Nazionale d’Abruzzo, a Pescasseroli, non c’era anima, luoghi che dovrebbero pullurare di turisti e invece sono deserti…
Oggi, mio 47° compleanno sono stato a Visso con una mia amica e naturalmente…con te. Luoghi che conosci, che hai calpestato che sono nella tua memoria…
sono entrato nella chiesa ex sant’agostino, ho parlato col parroco trevigiano che sta lì da 4 anni. ho notato la sovrapposizione di interventi e di stili: il tetto barocco orribile e la bellissima parte romanica che il prete non ha i soldi per ristrutturare.ho dormito nell’unico albergo con le finestre aperte per sentire la Nera che scorreva e ho sentito anche l’ennesima scossa della terra che si lamenta…sei stata con me tutto il giorno…volevo dirtelo, un bacio ro
5 juillet 2009 at 9:27
Occhi scarabocchi. E tutto il resto. Mi sei piaciuta più del solito. E il solito è sempre tanto.
5 juillet 2009 at 10:21
ecco, questo fatto di divemtare grandi, ma solo apparentemente.
É questo il bello, bambina mia.
6 juillet 2009 at 10:18
Se smettessero de fatte paura, magari ne trarresti giovamento.
(Pensa io sono stanca della retorica contraria. Ma il problema forse non sono i contrari, il problema è appunto – la retorica)
6 juillet 2009 at 5:47
non me lo meriterei di commentare qua: ho stralogorrato nei commenti sotto. allora facciamo così: quoterei pumetta
6 juillet 2009 at 9:04
nuvola: la Nera e la scossa, l’incedere incessante.
Io sono con te, vicino. E comprendo ogni parola, ogni tormento ed ogni esitazione. Ma bisogna aggirare il destino, senza ingannarlo. Bisogna illuderlo di essere migliore, bisogna diventare. Quel che si è si è, bisogna diventare. A costo di non riconoscersi, ma solo temporaneamente. Non lasciare che sia, Ro, diventa.
Pumetta: grazie, non so bene per cosa, ma grazie.
Gli occhi scarabocchi sono un gioco di parole e come tale, ghirigoro.
d: bambina tua, bambine nostre. (bacio)
zaub: non smetteranno mai di farmi paura, finché giocheranno a fare i bambini scemi, zaub.
La retorica è zucchero filato, qui c’è solo sogno e solo destino. E soprattutto, gioco.
virginie: tu hai la corsia preferenziale, virginie.
ti meriti questo ed altro.
(scema)
7 juillet 2009 at 10:30
cecilia cara, come il tuo amico nuvola ti dico che leggere le tue parole – queste più di altre – mi fa tremare e gioire insieme perchè, se sapessi scrivere come te, le avrei potute scrivere anche io, lettera per lettera… ti amo cecilia, mi da’ sollievo in questa vita che tu ci sia.
8 juillet 2009 at 6:49
mi sono ritrovato, solo che a volte penso ancora di sbagliarmi, di dover appartenere al mondo dei più, i tutti questi
8 juillet 2009 at 3:59
teresa: mi ha colpito l’ultima frase, molto.
Mi hai fatto molto felice, io d’importanza me ne do molto poca.
Sono le persone che m’interessano, le persone che sentono pressapoco come me.
impollinaire: e ce lo sapevo, celo.
9 juillet 2009 at 6:20
meravigliosamente va giù che è un piacere, se giù giù non facesse poi un po’ …ahiaaaaa(n) (con quella curva del tono da figli del cabernet.
In fondo incontro questo pensiero tu nel coraggio incontri le parole e non le schivi. Grazie davvero, “occhi scarabocchi”.
12 juillet 2009 at 5:28
sai che ti amo anch’io…
13 juillet 2009 at 3:48
silvione:
federico: grazie, federico. amiamoci, così, senza pudor.