Di lei

mai 3rd, 2012 § 5 Commentaires



Deborah_paauwe_4

Di lei amavo le stringhe.
Il modo di allacciarle, né x, né y,
una versione personale di un intreccio senza spiegazione,
così com’è l’amor, nella tarde e anche prestino.
Io, col bene placido di Saturno, ho sbagliato moltissimo,
poche volte ho lasciato correre e molte ho lasciato andare.
Ora, intendiamoci, non per partecipare,
ma con la facoltà annebbiata d’arrivare,
un giorno, un Prima e un Poi. Uno splendido Magari.
Un traguardo in sordina, muto d’assenso, screziato di battiti di ciglia,
più che d’applausi.

Di lei amavo il modo di ridere.
Lei lo faceva urbanamente, che si potesse fare in biblioteca
o in un caveau di banca, lei rideva. Mai stanca, perlopiù civile.
Rovesciava occhi e capelli e rendeva sexy anche la giugulare.
Le avrei baciato gli alibi, succhiato il ventricolo sinistro,
di lei amavo il riso, pur non essendo pasta d’uomo, né irreprensibile ministro.

Di lei conoscevo nei e rughe, punti deboli e stranezze.
Amavo contraddirla per farla furibonda,
specchiarmi nella sua rabbia e nei suoi raggiri.
Nelle debolezze.

Di lei avrei voluto conoscere, almeno il nome, nemmeno il segno zodiacale,
o il tipo di profumo, il gruppo sanguigno, il dentifricio, la taglia o l’animale preferito.

Le avrei preso in bocca, il dito.

E’ il destino di noi bipedi remoti, quello di giocare,
il resto sono pratiche vitali, bisogni e vuoti.
E giorni spesi a riprenderci, rialzarci e camminare.


Dedicata a tutte le donne che abitano le donne.
Foto di Deborah Paauwe

mai 1st, 2012 § 1 Commentaire







avril 20th, 2012 § 5 Commentaires





Alle nove e trenta di questo mattino Sofia è partita
per Istanbul, era trepidante e silenziosa,
coi capelli anarchici del sonno emozionato.
Alle nove e quarantacinque di questo mattino
ho varcato l’ingresso del parco di Square du Temple
e ho visto undici cinesi muoversi dentro ai gesti lenti
del Tai Chi Chuan, sotto il gazebo.
La pioggia fine fine e la musica mandarina
mi hanno rallentato.
Mi sono fermata dieci minuti a guardare una papera senza testa
che dormiva vicino al laghetto, il maschio mi sorvegliava.
Ho anche cercato di imitare il loro verso,
cosa che non posso impedirmi di fare, non mi controllo.

[Sono appassionata di linguaggio, di qualsiasi natura esso sia]
Al terzo qua qua un signore apparentemente senza casa
ha cominciato a sbattere le braccia come ali
ed io ho pensato che i parchi al mattino sono posti straordinari.
Mi sono concessa il lusso di un tempo perso,
in balìa di languidità e incantamento,
col sottofondo ludico del suono di un Umano
in preda alla voglia di sollevarsi da questa Terra.