Citofono delle mie brame, chi è la più bella del reame?

mai 29th, 2012 § 7 Commentaires





La deposizione dalla croce

mai 24th, 2012 § 4 Commentaires






Parigi, un giorno di maggio, metropolitana.
Una ragazza sfinita si riposa.
C’era qualcosa nella sua posizione
che ricordava il dipinto di Rosso Fiorentino.
Più che stanchezza, un’arresa.
L’ho guardata pensando a cosa l’avesse fatta addormentare,
quale fosse la sua croce e dove fosse diretta.
Aveva la bellezza dell’abbandono
e il sonno profondo di qualcuno che non ha fretta di arrivare.


Di lei

mai 3rd, 2012 § 5 Commentaires



Deborah_paauwe_4

Di lei amavo le stringhe.
Il modo di allacciarle, né x, né y,
una versione personale di un intreccio senza spiegazione,
così com’è l’amor, nella tarde e anche prestino.
Io, col bene placido di Saturno, ho sbagliato moltissimo,
poche volte ho lasciato correre e molte ho lasciato andare.
Ora, intendiamoci, non per partecipare,
ma con la facoltà annebbiata d’arrivare,
un giorno, un Prima e un Poi. Uno splendido Magari.
Un traguardo in sordina, muto d’assenso, screziato di battiti di ciglia,
più che d’applausi.

Di lei amavo il modo di ridere.
Lei lo faceva urbanamente, che si potesse fare in biblioteca
o in un caveau di banca, lei rideva. Mai stanca, perlopiù civile.
Rovesciava occhi e capelli e rendeva sexy anche la giugulare.
Le avrei baciato gli alibi, succhiato il ventricolo sinistro,
di lei amavo il riso, pur non essendo pasta d’uomo, né irreprensibile ministro.

Di lei conoscevo nei e rughe, punti deboli e stranezze.
Amavo contraddirla per farla furibonda,
specchiarmi nella sua rabbia e nei suoi raggiri.
Nelle debolezze.

Di lei avrei voluto conoscere, almeno il nome, nemmeno il segno zodiacale,
o il tipo di profumo, il gruppo sanguigno, il dentifricio, la taglia o l’animale preferito.

Le avrei preso in bocca, il dito.

E’ il destino di noi bipedi remoti, quello di giocare,
il resto sono pratiche vitali, bisogni e vuoti.
E giorni spesi a riprenderci, rialzarci e camminare.


Dedicata a tutte le donne che abitano le donne.
Foto di Deborah Paauwe